articolo di
Alessandro Pacelli

Come si è arrivati a quella che oggi viene chiamata la Contract Logistics e perché questo tipo di rapporto azienda-fornitore è destinato a una sempre maggiore diffusione?

In questo articolo risponderemo a queste domande che, nel mondo delle imprese, stanno diventando delle FAQ.

La Contract Logistics si è caratterizzata nel tempo in modo diverso ma via via più netto, passando da un semplice affidamento a terzi di parte del processo logistico aziendale ad una sempre più forte integrazione tra azienda e fornitore, per la costituzione di una sorta di Supply Chain estesa che travalica i confini della fabbrica. Per capire di più è meglio vediamo come si è arrivati all’oggi.

Gli inizi

Le prime attività oggetto di terziarizzazione sono state quelle legate ai trasporti ed alla distribuzione. Ben presto, infatti, ci si è resi conto dell’antieconomicità di consegnare con mezzi propri e con autisti dipendenti i beni prodotti. Il trasporto in “conto proprio” ha dunque lasciato nel tempo sempre più spazio al trasporto “conto terzi” affidato ad operatori specializzati che riescono a saturare meglio i mezzi, tanto in andata quanto al ritorno, con notevole abbattimento dei costi e miglioramento del servizio.

Così oggi i corrieri strutturati per il conto terzi sono in grado di consegnare le nostre merci in qualsiasi parte del mondo con prezzi convenienti e rapidità di consegna, irrealizzabile dalle aziende in autonomia.

A seguire … l’appetito vien mangiando

Da questa esperienza si è passati ad affidare a terzi anche la custodia dei propri beni terziarizzando la gestione dei magazzini, poi la preparazione delle consegne, per arrivare fino all’affidamento di fasi finali di assemblaggio, preparazione di kit e controllo del prodotto da consegnare.

Tale approccio, nel tempo, è stato strutturato anche per l’attività a monte del processo produttivo. Molte realtà oggi decidono di esternalizzare la fase di raccolta materiali, la loro preparazione per l’asservimento in linea di montaggio o la fornitura direttamente al reparto produttivo.

Negli ultimi tempi, infine, queste esperienze sono state mutuate dal manifatturiero ad altri settori. Nella Sanità, ad esempio, dove oggi sono in fase di terziarizzazione non solo la somministrazione dei pasti ai degenti o del materiale economale ai reparti, ma anche la fornitura dei medicinali, per arrivare fino alle singole posologie preparate dall’operatore esterno e fornite al reparto ed al paziente.

Qualche numero per capire meglio

La Contract Logistics ha fatto in questi anni passi da gigante. Lo dimostra anche il fatturato che è in continua crescita. Oggi in Italia vale oltre 84 miliardi di euro (Osservatorio Contract Logistics 2018) con un’espansione continua (+8% nel periodo 2009-2016).

Se da un lato continua a crescere la terziarizzazione dettata principalmente da valutazioni di convenienza economica (Commodity Outsourcing), una spinta importante è legata alla terziarizzazione di attività specialistiche a più alto valore aggiunto (Strategic Outsourcing) che, fra il 2009 ed il 2016, ha visto un incremento del 12,9%.

Ma è sempre conveniente affidarsi a terzi? Ed è solamente una questione di costi?

Le aziende stanno sempre di più scoprendo che la terziarizzazione logistica non è solamente una questione di costi ma può essere un elemento strategico che configura l’azienda e le sue opportunità di crescita e presenza sul mercato. Le recenti esperiente nell’e-commerce, hanno visto nella logistica l’elemento vincente per uno sviluppo iperbolico. Come non citare il caso Amazon che rappresenta l’esempio emblematico: un’azienda che commercializza prodotti diventa distributore per altre aziende costruendo il suo successo non solo sul prezzo concorrenziale e sulla visibilità mondiale ma anche sulla capillarità e velocità nel mettere a disposizione il prodotto richiesto al cliente.

Molti altri esempi dimostrano come le recenti tecnologie abbiano profondamente cambiato il mercato della logistica e della distribuzione dei prodotti. Pensiamo alle agenzie di viaggio. Quanti sono quelli di noi che comprano ancora i propri biglietti ferroviari o aerei tramite agenzia?

Le aziende cambiano velocemente e si strutturano sempre più in organizzazioni modulari iper-specializzate con maggior capacità di adeguarsi rapidamente ai cambiamenti dei mercati. Cresce così l’esigenza di tenere legati fra di loro questi moduli. La Supply Chain è il collante che garantisce coerenza ai collegamenti, diventando essa stessa uno dei moduli che compongono l’azienda.

Le recenti esperienze mettono in luce che la scelta di terziarizzare parti della nostra catena logistica non sia solamente una questione di economicità del servizio. In realtà si tratta di potere offrire, anche da parte delle piccole aziende, un servizio sempre più spinto che altrimenti le stesse faticherebbero a sostenere dal punto di vista dei costi, mentre le grandi possono sempre usufruire delle così dette “economie di scala”.

Va fatto notare tuttavia, che le prime ad usufruire di servizi terziarizzati sono proprio le grandi aziende, strutture per le quali sembrerebbe più sopportabile il costo di una logistica in proprio. Queste aziende hanno progressivamente scorporato le attività logistiche che poi hanno ceduto al mercato. Fiat, Benetton, Barilla, Granarolo e chissà quante altre hanno già percorso questo cammino.

Cosa c’è quindi oltre all’approccio economico?

C’è la consapevolezza che la logistica è una professione specialistica e per poterla far bene si deve avere un focus specifico su di essa. In sostanza, è meglio concentrarsi su quello che si sa far bene - veicoli, abbigliamento, alimentari - lasciando agli specialisti del settore le attività attinenti alla Supply Chain.

Sembrerebbe facile, a questo punto, raggiungere questo obbiettivo terziarizzando le attività no-core.Ma è proprio così?

Evidentemente no se sono molte le aziende che, intraprendendo questo percorso, hanno lamentato insoddisfazioni. La terziarizzazione è un processo delicato che va gestito con convinzione, consapevolezza e con i giusti tempi.

Dedicare attenzione e cura al progetto

Si tratta di un passaggio che l’azienda deve valutare e considerare da tutti i punti di vista: culturali, economici, strategici e di sviluppo, da approcciare consapevolmente, cedendo a terzi le attività opportune, nei modi e nei tempi giusti. Se qualcosa non funziona una volta a regime la colpa è del fornitore inadeguato o del processo di terziarizzazione non correttamente gestito?

Questo passaggio va gestito in modo professionale perché rappresenta una grossa opportunità per le aziende. Bisogna infatti capire:

  • se sia opportuno farlo
  • se sia il momento giusto per farlo
  • se sia economicamente conveniente o sostenibile
  • quali siano opportunità e rischi a cui ci si espone nel passaggio.

Ma soprattutto non va dimenticato che le parti da affidare in gestione a terzi sono elementi integrati nella nostra organizzazione aziendale e per questo sono “da maneggiare con cura”.

Alcune considerazioni conclusive

Sono tante le aziende che avviano un percorso di Contract Logistic per la fornitura di materie prime o per la produzione di componenti. E subito si progettano e realizzano diversi e numerosissimi controlli sui fornitori o sui materiali ricevuti, prima del loro utilizzo. Raramente invece si riscontra analoga cura quando ad essere affidato esternamente è un servizio logistico. Perché questo strabismo?

Nella Contract Logistic non ci si deve dimenticare di progettare e attivare controlli su più livelli oltre che inserire livelli critici di allarme per avere il controllo su tutte le fasi terziarizzate. Una volta prodotto un bene, la fase di messa a disposizione del cliente, non è un dettaglio, ma un importante milestone. I recenti successi di molte aziende hanno dimostrato come questa fase sia determinante nella percezione della qualità del prodotto-servizio offerto.

Riteniamo pertanto che debba essere cura dell’azienda cogliere questa opportunità di spinta e sviluppo del proprio business, con estrema attenzione al corretto approccio, per non compromettere un percorso che può dare valore aggiunto a quanto l’azienda propone al mercato.

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articolo di Alessandro Pacelli

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