25 marzo 2020

Innovation Manager: una storia italiana

News dal mondo Opta

articolo di
Stefano Chelli

Era il dicembre del 2018 quando si iniziò a parlare, con una certa enfasi, della possibilità di accedere a finanziamenti per la collaborazione di Innovation Manager nella progettazione e realizzazione di interventi a sostegno del business aziendale. 

Oggi siamo a marzo 2020 e cosa è successo? 

Molti di voi forse hanno avuto modo di sperimentare in prima persona questa opportunità a disposizione delle PMI, alcuni ne sono stati solo sfiorati o la ignorano del tutto. Noi cercheremo di fare un breve excursus in questa nuova modalità di supporto alla organizzazione aziendale e alcune considerazioni, forse utili all’imprenditore, per i mesi a venire. 

13 mesi di attesa, rincorsa, stupore… 

Nel dicembre 2018 il Governo italiano presenta il testo finale della legge di bilancio (n. 145 del 30/12/2018) che contiene, la norma sugli incentivi alla “assunzione” di un Innovation Manager.

Lo strumento, riservato alle PMI, è il Voucher con un valore massimo di 40 mila euro e pari al massimo al 50% dei costi sostenuti per avvalersi della consulenza di un esperto.

Questo deve essere in grado di “sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale attraverso le tecnologie abilitanti previste dal “Piano Nazionale Impresa 4.0″ e di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa, compreso l’accesso ai mercati finanziari e dei capitali.” 

Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, avrebbero dovuto essere resi noti i requisiti soggettivi, i criteri e le modalità per la concessione dei contributi, l’elenco dei manager, ma passato il termine, le PMI attendevano ancora di sapere come e se avrebbero potuto accedere a questo tipo di incentivo. 

Senza regole e senza Albo, di certo non si poteva proseguire. Anche perché chi fosse e quali caratteristiche dovesse avere l’Innovation Manager non era ancora chiaro. O meglio, ognuno aveva la sua definizione. Due esempi su tutti:

Secondo Federmanager «l’Innovation Manager è un professionista che deve assicurare la gestione delle attività di un’impresa inerenti processi di innovazione del business, in termini di processi organizzativi, prodotti/servizi e pensiero manageriale, stimolando la ricerca di soluzioni legate alla digital trasformation e favorendo culturalmente l’introduzione e il consolidamento di idee innovative in azienda per lo sviluppo di un vantaggio competitivo sul mercato con la conseguente crescita del business».

Secondo le linee guida AGID l’e-leader «l’Innovation Manager è una figura professionale propulsiva che spinge le organizzazioni verso l’innovazione e il cambiamento», può avere «responsabilità organizzative di vertice (può essere un manager in una grande organizzazione, un dirigente in una pubblica amministrazione, un imprenditore o una figura vicina all’imprenditore in una impresa) ma può anche essere un livello professionale non di vertice purché in possesso di adeguati poteri decisionali e comunque in grado di migliorare la sfera d’azione del proprio lavoro, apportando un beneficio a tutta l’organizzazione. La forte attitudine dell’e-leader a vedere il cambiamento si traduce nella capacità di pensare e realizzare progetti volti a superare i vecchi schemi mentali e ad innovare i processi organizzativi».

Così arriviamo al 7 maggio 2019, con il Decreto Ministeriale che reca le “disposizioni applicative del contributo a fondo perduto in forma di voucher, a beneficio delle micro, piccole e medie imprese, per l’acquisto di consulenze specialistiche in materia di processi di trasformazione tecnologica e digitale, attraverso le tecnologie abilitanti previste dal Piano nazionale impresa 4.0, e di processi di ammodernamento degli assetti gestionali e organizzativi dell’impre”. 

Sembrerebbe fatta ma…il Decreto Ministeriale stabilisce anche che, entro trenta giorni dalla data di pubblicazione, sarebbero state “dettagliate modalità e termini per la presentazione delle domande di iscrizione all’elenco dei manager qualificati e delle società di consulenza abilitati allo svolgimento degli incarichi manageriali oggetto del presente decreto”. 

A questo punto le PMI cominciano a temere che, forse, per il 2019 l’incentivo non lo avrebbero più ottenuto. Invece il 29 Luglio viene emanato il tanto atteso decreto, che concede agli interessati il termine del 25 ottobre per la presentazione delle candidature alla iscrizione all’albo. 

“E la nostra azienda come farà a presentare un progetto?” ci chiedevano i nostri clienti ormai esasperati da queste lungaggini. La risposta arriva dal MISE che fissa per il 7 novembre la data di inizio e per il 26 novembre la data di fine della presentazione dei progetti di innovazione, ovviamente guidati da un Innovation Manager che, a questo punto, sia iscritto all’Albo in maniera definitiva. 

A questo punto è necessario attendere che i progetti presentati vengano approvati e che, quindi, il MISE pubblichi sul suo sito l’elenco degli stessi. Ciò avviene lo scorso 20 dicembre. 

L’atto conclusivo vero e proprio avviene il 20 gennaio 2020 data ultima per la presentazione del contratto firmato digitalmente dalle parti (azienda e manager). Solo da questo momento si possono progettare e realizzare le attività. Sono passati esattamente 13 mesi, solo per potere cominciare.

Gli anni che verranno 

Quelli approvati a dicembre e avviati a inizio 2020 sono nominalmente progetti del 2019, nel senso che vengono finanziati con i voucher stanziati per lo scorso anno (complessivamente 25.000.000 euro).  Nel 2020 ci saranno altri 25.000.000 di euro a disposizione, che aspettano solo di essere utilizzati dalle PMI. E gli Innovation  Manager, che hanno tutte le competenze necessarie, aspettano solo di potersi mettere alla prova. Lo stesso varrà per il 2021. 

La speranza è che le lungaggini descritte nel corso del 2019 per l’avvio dell’iter non si ripetano e che e che sia dato spazio a tutti gli Innovation Manager per entrare nell’albo: di certo non esistono solo 9.000 professionisti in Italia che possano affrontare con competenza e successo progetti di innovazione.

Siamo in Italia, dunque abituati a non demordere 

Siamo in Italia e tanto i professionisti quanto le PMI sanno che, nonostante la burocrazia e i problemi annessi, siamo capaci di grandi cose. L’Innovazione 4.0 e le successive che già bussano alla porta non hanno tempo da perdere. Richiedono competenze, imprenditori illuminati, investimenti mirati e intelligenti, con denaro che può essere dell’azienda (non c’è cosa più sana), ma anche pubblico, in una sinergia che fa crescere le nostre PMI ed affermarle nei mercati internazionali.

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articolo di Stefano Chelli

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