articolo di
Maria Cristina Baldini

Migliorare la produttività e l’efficienza produttiva in un contesto economico di costante riduzione dei prezzi di vendita è essenziale per tutelare i margini delle nostre aziende.

Oggi le aziende devono affrontare mercati altamente competitivi in termini di velocità e prezzo, con richieste sempre più frequenti di prodotti nuovi e/o personalizzati che generano crescenti complessità di gestione: si parla infatti di customizzazione di massa (o mass customization).

Questo fa sì che la domanda risulti più incerta e meno prevedibile rispetto a quanto avveniva in passato, comportando così una difficile stabilizzazione dei processi produttivi in termini di efficienza e di contenimento dei costi. Si tende infatti a inseguire le diverse richieste del mercato senza focalizzarsi troppo sull’analisi dei costi sostenuti (in termini non solo produttivi ma anche di acquisto dei componenti che, il più delle volte, avviene in urgenza).

Come si possono salvaguardare i margini dei prodotti garantendo il massimo profitto per l’azienda?

È chiaro che la competitività passa prima dalla definizione di una corretta strategia ma è poi necessario lavorare per ottimizzare i processi operativi e la flessibilità, entrambi elementi indispensabili nel contesto attuale. Un punto da cui partire è senz’altro il monitoraggio e il miglioramento della propria efficienza produttiva; miglioramento che passa attraverso la riduzione e l’eliminazione degli sprechi grazie all’utilizzo di specifiche metodologie ormai consolidate ed altamente efficaci. 

I termini “efficienza” e “produttività” sono il più delle volte fraintesi e considerati sinonimi ma l’efficienza non significa altro che “come sto utilizzando le risorse a mia disposizione”, mentre la produttività fa riferimento ai “risultati ottenuti con le risorse impiegate”. Sebbene quindi si faccia riferimento a concetti diversi, i due concetti hanno però un elemento in comune: puntano a produrre di più a parità di risorse a disposizione.

Quindi, come si può aumentare la produttività? Non esiste un vero e proprio standard di riferimento in quanto ogni azienda ha le proprie caratteristiche distintive (in termini di prodotto, di vincoli, di mercato, di risorse e così via) che devono essere valutate e analizzate per poter garantire il massimo risultato. Però, ci sono due concetti di fondo che devono essere perseguiti per far sì che la competitività permanga.

Innanzitutto, occorre impostare un sistema di misurazione dell’efficienza e della produttività. La misurazione mediante indicatori specifici permette un’oggettività tale da guidare in modo consapevole il miglioramento e aiuta a stabilire il target corretto che si vuole raggiungere (incremento graduale e proporzionato alle forze a disposizione).

Anche il miglioramento richiede un set di metodologie (best practice) la cui applicazione aumenta la probabilità di raggiungere i risultati prefissati. Parliamo in questo caso di best prcatice note a tutti, ovvero la Lean Production (o Lean Manufacturing), la Teoria dei Vincoli (Theroy of Constraints) e la metodologia OEE (Overall Equipment Effectiveness).

I pilastri fondamentali di queste metodologie sono:

  1. stabilire obiettivi specifici e misurabili avendo ben chiaro qual è lo stato attuale
  2. ridurre e/o eliminare le inefficienze adottando una cultura di miglioramento continuo attraverso la revisione dei dati raccolti
  3. consolidare i miglioramenti (non dobbiamo accontentarci di raggiungere un bel risultato una sola volta, ma dobbiamo acquisire sistematicità)
  4. impostare continuità di analisi dei risultati raggiunti e miglioramento costante

Le tecniche del Lean Manufacturing, Teoria dei Vincoli e OEE non sono mutuamente esclusive in quanto possono essere tra loro combinate e adattate in ogni specifica realtà conferendo la giusta flessibilità al sistema produttivo e rappresentano un presupposto per la creazione di una cultura aziendale adatta a gestire e implementare il cambiamento.

Infine, queste tecniche sono indipendenti dal livello tecnologico presente in azienda (in fondo si tratta di metodologie organizzative) perché permettono sfruttare al meglio le risorse produttive coinvolgendo anche e soprattutto il personale aziendale, vero motore della competitività.

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