11 marzo 2020

ISO 9001:2015 il requisito della consapevolezza

Organizzazione aziendale

articolo di
Stefano Chelli

Cosa cambia adesso che le aziende certificate con un Sistema di Gestione Qualità ISO 9001 sono conformi alla revisione 2015?

La conformità alla nuova norma sta ad indicare che le aziende hanno cambiato, in particolare, due atteggiamenti (sempre che questi non fossero già presenti): l’approccio basato sui rischi e quello della consapevolezza dei collaboratori. 

Del primo abbiamo già parlato in un nostro precedente contributo su questo blog dal titolo “Il processo di Gestione del Rischio in una PMI”. Voglio ora riflettere con voi sul requisito della consapevolezza.

Il paragrafo 7.3 della nuova ISO 9001:2015 in merito al requisito della Consapevolezza riporta: 

L’organizzazione deve assicurare che le persone che svolgono un’attività lavorativa sotto il suo controllo siano consapevoli:

  1. della politica della qualità;
  2. dei pertinenti obiettivi della qualità;
  3. del proprio contributo all’efficacia del sistema di gestione della qualità, compresi i benefici derivanti dal miglioramento delle prestazioni;
  4. delle implicazioni derivanti dal non essere conformi ai requisiti del sistema di gestione per la qualità.

Ma cosa significa essere consapevoli? Cosa comporta la consapevolezza in una persona? 

L’Enciclopedia Treccani recita: 

consapevolézza s. f. [der. Di consapevole]. – L’esser consapevole; cognizione, coscienza: avere c. delle proprie responsabilità; agire con piena c.; la c. del male fatto può essere principio di pentimento. 

Questa definizione ci dice già molto su quello che dobbiamo aspettarci da chi lavora in una organizzazione ovvero che la consapevolezza è cognizione, presa di coscienza delle proprie responsabilità. E non mi sembra cosa di poca rilevanza.

Prendiamo un esempio: da un magazziniere addetto al picking in una azienda di ricambi ci si aspetta che abbia chiaro il suo ruolo, i limiti della sua attività ma anche le responsabilità di una serie di attività che hanno diretto impatto su chi sta a valle del processo. 

Ma non è solo questo. Parlare di consapevolezza significa chiedere ai propri collaboratori di essere antitetici alla superficialità. Ossia essere profondamente consapevoli di quello che l’organizzazione richiede, di ciò che singolarmente si può dare e di darlo al meglio.

La ISO 9001:2015 nella precedente versione insisteva sul concetto di comunicazione, di informazione. Qui si va oltre, perché essere informati non è più sufficiente. Viene richiesta una condizione più interiore che presuppone armonia tra ciò che si conosce e ciò che viene messo in pratica. Un passaggio che richiede e richiama la parola “coerenza”. Questo per il collaboratore significa agire con etica, mettendo in perfetta sintonia le proprie conoscenze con la condotta di vita lavorativa (e non solo). 

Capite bene che il concetto tradizionale di formazione del personale viene superato, anche perché la consapevolezza non la si può inculcare: tanto per i collaboratori quanto per il management, passa attraverso un diverso modo di rapportarsi col mondo del lavoro e in generale con il mondo.

La consapevolezza eleva la persona, al di sopra della mera informazione, aprendole un percorso di vita diverso, che si rifletterà in maniera positiva nel lavoro. Ed è questo che interessa alla ISO 9001, che deve accompagnare l’azienda in un percorso sempre più virtuoso verso l’eccellenza.

Pensate ad un manager che è consapevole dei rischi che l’azienda corre: ciò non lo frena ma lo rende accorto. Pensate ad un operatore specializzato che è consapevole delle proprie capacità che lo spingono ad orientarsi verso la conoscenza di nuove tecnologie, entusiasmando sé stesso e chi gli lavora vicino. E pensate infine alla consapevolezza di ogni dipendente di un’azienda dove si respira la passione per il lavoro: in queste condizioni è decisamente più probabile un futuro di successo. 

Concludo con una riflessione per gli addetti ai lavori 

Credo che quanto sopra sia di non semplice verifica da parte di chi deve valutare la conformità di un Sistema di Gestione alla norma ISO 9001:2015, ossia da parte degli Auditor degli enti di certificazione. Ne ho conosciuti di molto preparati tecnicamente ma questo requisito va oltre la tecnica e l’area di competenza. Per questo motivo, pochissime volte mi è capitato che ne sia stata valutata la conformità. Tuttavia gli Auditor hanno un approccio sempre più colloquiale ed orientato all’ascolto di chi opera in azienda e tale presupposto consentirà, alla lunga, di valutare opportunamente anche questo importante requisito.

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articolo di Stefano Chelli

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